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ANNO VIII N°21
 

 

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Il Territorio
Costituzione del territorio cilentano




Le vette degli alburniII Cilento è caratterizzato da massicci distinti tra loro e spesso difformi geologicamente ma con direzione unitaria nord-ovest/sud-est. A nord è l'Alburno, lungo circa 40 chilometri e largo dagli 8 ai 10 chilometri, svettante nella punta Palermo (1742 metri). Costituito di calcare compatto, il massiccio assume per l'aspetto brullo e dentellato del settore degradante verso il Tanagro, a partire dal monte Forlone (1100 metri), una tipica connotazione dolomitica, mentre altrove è coperto da elci, faggi e castagni. A mezzogiorno invece le grandi scarpate detritiche hanno favorito il costituirsi di centri abitati. A sud-est i monti che delimitano il Vallo di Diano collegano l'Alburno al massiccio più alto del Cilento, il Cervati (1899 metri).
Esso è il prodotto di un distacco dall'appennino lucano e dai monti della Maddalena che ha provocato, con il sollevamento e con il corrispettivo sprofondamento, il lago pleistocenico del Vallo, ed è caratterizzato dal fenomeno carsico e da sottili fenditure della roccia causate da antiche erosioni glaciali. Ricordiamo ancora i complessi montuosi interni posti tra il Sele e il Bussento e staccati dalla catena cilentana dei monti della Stella, che prendono il nome dal santuario dedicato alla Madonna (1131 metri). Tipica la forma acuminata del massiccio, caratterizzato da pendici aspre e scoscese nel settore settentrionale, che si fanno più dolci in quello meridionale. Da uno dei contrafforti occidentali si forma il noto promontorio della Licosa con la sua suggestiva isoletta antistante.
La valle del Calore è invece chiusa a sud dai monti Soprano (1082 metri), Vesole (1202 metri) e Chianello (1313 metri); altri rilievi si ergono tra l'alta valle del Mingardo e del Laurino e si collegano al Cervati con le loro profonde gole come, ad esempio, il monte della Faiatella (1710 metri), mentre il Centaurino (1432 metri) domina tra le valli superiori del Bussento e del Mingardo, e il calcareo cretacico monte Bulgheria tra quelle inferiori. Il Bulgheria, dopo la gola della Tragara in cui scorre il Mingardo e attraverso cui sarebbero passati nel IX secolo i Bulgari da cui il rilievo ha tratto il nome, si prolunga nel mare con il promontorio di Palinuro. I contrafforti che dividono le valli del Calore, dell'Alento, del Mingardo e del Lambro si raccordano nel gruppo del Monte Sacro o Gelbison, sulla cui cima (1705 metri) fu costruito nel Medioevo il SantuarioUlivi sulle colline cilentane della Madonna di Novi Velia.
Tra i suoi rilievi emergono la Serra Perrella (1689 metri) e il monte Scuro (1610 metri). Il complesso montuoso cilentano è delimitato da un vasto sistema collinare e da coste che raggiungono un'estensione di 105 chilometri tra il Sele e il Bussento. Si tratta di coste dall'andamento piuttosto vario: talvolta si presentano basse, quasi rettilinee, come ad esempio tra Paestum e il Solofrone, o si innalzano, come ad Agropoli o vicino al promontorio di Palinuro, o ancora si incurvano a formare basse insenature, come ad Ogliastro, Agnone e Acciaroli.
Nella seconda metà degli anni Sessanta del Novecento, sulla base degli studi e dei rilievi di Ietto, Pescatore e Cocco, vengono individuate formazioni geologiche poste in continuità stratigrafica in relazione all'area del "Cilento antico", corrispondenti al cosiddetto flysch del Cilento.La formazione di Santa Venere è prodotta dal materiale terrigeno e calcareo di un massiccio cristallino posto a occidente e dal materiale carbonatico di un altro massiccio, più stabile, a oriente.Essa è di spessore tra i 1000 e i 1300 metri, risale all'Età cretacica (circa 144 milioni di anni fa) e affiora nel Cilento antico, tra il Solofrone e l'Alento, sulla costa tra Acciaroli e Marina di Casalvelino, presso Acquavella, sulla destra della foce del fiume Alento, e nel bacino del Solofrone.La successiva formazione di Pollica, determinatasi in un'area meno centrale del bacino del flysch con lo spessore di circa 8OO metri, giunge all'Età paleocenica (66,4 milioni di anni fa).
Da San Marco di Castellabate essa raggiunge, lungo la costa, Acciaroli e quindi il versante meridionale del monte della Stella e gran parte del bacino medio e superiore dell'Alento. La più recente formazione di San Mauro è compresa tra i 66,4 e 23,7 milioni di anni fa, quando il bacino, che si è colmato con il flysch. si chiude a occidente con l'accumulo di altro materiale e si formano per l'alta energia sprigionata i vulcani, oggi non più esistenti o coperti dai fondali marini, dei cui materiali rimangono tracce sul monte Sacro e sul monte Centaurino.La formazione presenta, inoltre, uno spessore di circa 1800 metri e caratterizza in gran parte il monte della Stella, la sinistra del Solofrone e i due tratti di costa che vanno da Agropoli a Castellabate e da San Nicola a Mare ad Agnone.
Non mancano, in un periodo di conclusivo sollevamento dei rilievi del Cilento, i depositi di età pleistocenica (1,8 milioni di anni fa), vale a dire le sabbie ubicate sulla costa di Castellabate fino a San Marco, tra Agnone e Acciaroli, e sulla sinistra del corso inferiore del Palistro.A questi depositi seguono, sempre nel Quaternario, quelli lacustri e palustri, le dune, le spiagge e anche i depositi di materiale piroclastico. Con quest'ultima formazione si giunge al periodo corrispondente alla comparsa dell'uomo.

Le Grotte
Grotte di PertosaAltro elemento caratteristico del Cilento e del suo territorio sono le grotte. Oggi certamente le più famose sono quelle di Pertosa. Ubicate sul Monte Intagliata, ad una altezza di circa 250 metri, si compongono di una lunga e fitta serie di gallerie la cui lunghezza suopera i duemila metri. Inoltre al suo interno scorre un piccolo torrente che sfocia in un simpatico laghetto. I visitatori accorrono soprattutto per ammirare il luogo e le conformazioni delle rocce che hanno le forme più varie. Ma oggi queste grotte hanno anche funzione religiosa, dal momento che al suo interno è possibile trovare la statua di San Michele









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Pubblicato su: 2005-05-12 (9969 letture)

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