
Situato nell'alto Cilento, all'estremo limite della Valle del Calore, Roscigno ha raffigurati nel suo stemma un cuore e un usignolo con la scritta "Luscinia cantat”.
II toponimo non deriva però dal nome del volatile ma più probabilmente dal latino russeus, "rosso" in riferimento al colore del terreno. Roscigno fu fondato nel XIV secolo dagli abitanti della vicina Corleto, attratti dai rigogliosi pascoli presenti presso le sorgenti dei fiumi Ripiti e Sammaro.
Il casale di Roscigno appare nei documenti ufficiali nel 1332, quando furono definiti i confini tra Sant'Angelo a Fasanella e Corleto. Nel 1515 i movimenti franosi della zona costrinsero gli abitanti a spostarsi verso nord: in tale occasione il paese si separò dal feudo corletano e divenne Università.
Il primo signore del paese fu nel 1543 Barnaba Caracciolo. Roscigno fu in seguito acquistato dai duchi Villani, che lo possedettero fino al XVIII secolo. Nel 1860 la vita del paese fu di nuovo sconvolta da una frana che minacciò di trascinarlo a valle: tra il 1888 e il 1891 il Genio civile di Salerno decise di trasferire l'abitato in una nuova contrada. Nel 1902 e nel 1908, in seguito a due leggi speciali in favore dei paesi franosi, iniziò il progressivo sgombero del paese.
Oggi il comune è costituito dai due abitati di Roscigno Nuova e Roscigno Vecchia, distanti tra loro solo un chilometro.
Roscigno Vecchia è ormai una sorta di museo all'aperto, che conserva ancora le vecchie case, i portali in legno delle botteghe, le antiche insegne, le strade e le viuzze in ciottoli di pietra calcarea.
Affascinante e suggestiva è la grande piazza Giovanni Nicotera, dominata dalla settecentesca Chiesa di San Nicola. Numerosi attrezzi agricoli sono esposti nel Museo della civiltà contadina, allestito in sei locali del vecchio abitato. La raccolta, iniziata nel 1983, è composta da circa 250 pezzi.
Da abitazioni moderne è costituito invece il nucleo di Roscigno Nuova, il cui edificio più significativo è costituito dalla Parrocchiale di San Nicola.
Nel 1929 e nel 1938 sul pianoro di monte Pruno, che domina Roscigno, fu rinvenuta una Necropoli risalente al IV secolo a.C. Tra le tombe a fossa scoperte, la più interessante è una tomba di grandi dimensioni, appartenuta a una ricca matrona, il cui scheletro era adorno di un'artistica collana in argento e oro sbalzati. All'interno del sepolcro furono ritrovati inoltre i resti di un carro da guerra e una statuina di bronzo raffigurante un guerriero e la propria consorte.
Alcuni scavi condotti nel 1991 dalla Soprintendenza archeologica di Salerno hanno permesso di ritrovare sul monte Pruno i resti di una cinta muraria di fortificazione risalenti almeno alla seconda metà del IV secolo a.C.
L'economia di Roscigno è basata sulla coltivazione promiscua di cereali, fave, patate, alberi da frutto e soprattutto viti e ulivi.
Considerevole è, in particolare, l'attività vinicola, che vanta tra i suoi prodotti il Novello e il Bianco degli Alburni.
La presenza di molti pascoli favorisce inoltre l'allevamento dei bovini, degli ovini, dei caprini e dei suini. Notevole è la produzione di formaggio di latte ovino e caprino.
La tradizione artigianale è legata infine alla lavorazione di cesti e canestri di vimini.
Tra i piatti tipici della zona deve essere ricordata la "ciafaredda", a base di ortaggi.
Tra le manifestazioni folcloristiche, la più nota è la Festa di Roscigno Vecchia che ha luogo ogni anno tra settembre e ottobre.