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ANNO VIII N°25
 

 

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Roscigno





La Situato nell'alto Cilento, all'estremo limite della Valle del Calore, Roscigno ha raffigurati nel suo stemma un cuore e un usignolo con la scritta "Luscinia cantat”.
II toponimo non deriva però dal nome del volatile ma più probabilmente dal latino russeus, "rosso" in riferimento al colore del terreno. Roscigno fu fondato nel XIV secolo dagli abitanti della vicina Corleto, attratti dai rigogliosi pascoli presenti presso le sorgenti dei fiumi Ripiti e Sammaro.
Il casale di Roscigno appare nei documenti ufficiali nel 1332, quando furono definiti i confini tra Sant'Angelo a Fasanella e Corleto. Nel 1515 i movimenti franosi della zona costrinsero gli abitanti a spostarsi verso nord: in tale occasione il paese si separò dal feudo corletano e divenne Università.
Il primo signore del paese fu nel 1543 Barnaba Caracciolo. Roscigno fu in seguito acquistato dai duchi Villani, che lo possedettero fino al XVIII secolo. Nel 1860 la vita del paese fu di nuovo sconvolta da una frana che minacciò di trascinarlo a valle: tra il 1888 e il 1891 il Genio civile di Salerno decise di trasferire l'abitato in una nuova contrada. Nel 1902 e nel 1908, in seguito a due leggi speciali in favore dei paesi franosi, iniziò il progressivo sgombero del paese.
Oggi il comune è costituito dai due abitati di Roscigno Nuova e Roscigno Vecchia, distanti tra loro solo un chilometro.
Roscigno Vecchia è ormai una sorta di museo all'aperto, che conserva ancora le vecchie case, i portali in legno delle botteghe, le antiche insegne, le strade e le viuzze in ciottoli di pietra calcarea.
Affascinante e suggestiva è la grande piazza Giovanni Nicotera, dominata dalla settecentesca Chiesa di San Nicola. Numerosi attrezzi agricoli sono esposti nel Museo della civiltà contadina, allestito in sei locali del vecchio abitato. La raccolta, iniziata nel 1983, è composta da circa 250 pezzi.
Da abitazioni moderne è costituito invece il nucleo di Roscigno Nuova, il cui edificio più significativo è costituito dalla Parrocchiale di San Nicola.
Nel 1929 e nel 1938 sul pianoro di monte Pruno, che domina Roscigno, fu rinvenuta una Necropoli risalente al IV secolo a.C. Tra le tombe a fossa scoperte, la più interessante è una tomba di grandi dimensioni, appartenuta a una ricca matrona, il cui scheletro era adorno di un'artistica collana in argento e oro sbalzati. All'interno del sepolcro furono ritrovati inoltre i resti di un carro da guerra e una statuina di bronzo raffigurante un guerriero e la propria consorte.
Alcuni scavi condotti nel 1991 dalla Soprintendenza archeologica di Salerno hanno permesso di ritrovare sul monte Pruno i resti di una cinta muraria di fortificazione risalenti almeno alla seconda metà del IV secolo a.C.
L'economia di Roscigno è basata sulla coltivazione promiscua di cereali, fave, patate, alberi da frutto e soprattutto viti e ulivi.
Considerevole è, in particolare, l'attività vinicola, che vanta tra i suoi prodotti il Novello e il Bianco degli Alburni.
La presenza di molti pascoli favorisce inoltre l'allevamento dei bovini, degli ovini, dei caprini e dei suini. Notevole è la produzione di formaggio di latte ovino e caprino.
La tradizione artigianale è legata infine alla lavorazione di cesti e canestri di vimini.
Tra i piatti tipici della zona deve essere ricordata la "ciafaredda", a base di ortaggi.
Tra le manifestazioni folcloristiche, la più nota è la Festa di Roscigno Vecchia che ha luogo ogni anno tra settembre e ottobre.

Nel dettaglio: Roscigno Vecchia
Una larga piazza con la chiesa settecentesca, con la fontana, con gli abbeveratoi e i lavatoi pubblici al centro, e, come un grande anfiteatro, la cortina delle case con le botteghe, le stalle, le cantine, e le strette vie interne, le cappelle, il cimitero e le mulattiere che conducono ai campi: così, oggi come ieri, appare Roscigno Vecchia abbandonata dagli abitanti perchè minacciati dalla frana, trasferiti durante questo secolo nel paese nuovo, più a monte in terra sicura.

Ma Roscigno non è un paese fantasma, i suoi sentieri sono percorsi quotidianamente dai contadini per i lavori in campagna, e le case in migliori condizioni sono state trasformate in depositi per gli attrezzi e in stalle per gli animali; la piazza è ancora punto di incontro e di ritrovo per molti dei vecchi abitanti, e si sente nell'aria il legame che la gente ha per il proprio antico borgo.

Tutto ciò è per il visitatore di grande fascino e di estremo interesse: la storia traumatica, i trasferimenti forzati, le trasformazioni funzionali delle case, i tradizionali sistemi di vita e di lavoro si riflettono nella particolare struttura urbanistica, nei portali, nelle finestre, nei balconcini di ferro, nei solai in legno e nelle murature di pietra viva. Roscigno Vecchia è dunque diventata un museo spontaneo che raccoglie varie stratificazioni di documentazione storica; non è un luogo dove si conservano semplicemente oggetti o un museo di opere d'arte o di storia naturale: è un "museo-città", uno spazio non chiuso fra quattro mura ma all'aperto, dove i limiti perimetrali sono dati solo dalle campagne circostanti; un museo costantemente visitabile, 24 ore su 24, per 365 giorno all'anno, un luogo di riflessione dove si respira un'atmosfera legata ai ritmi biologici della natura.
Per lo studioso Roscigno è un "documento globale" di storia sociale, ma soprattutto è un eccezionale laboratorio di ricerca culturale "en plein air".

La storia di Roscigno è simile a quella dei piccoli centri di origine medioevale del Cilento interno.
Nato come insediamento agro-pastorale, il borgo, sopravvissuto negli anni per la posizione sicura sulle colline, lontano dalle rotte di maggiore percorrenza commerciale e militare, tuttavia è stato vittima dello sfruttamento feudale e poi di avvenimenti traumatici: la frana, che l'ha costretto a continui trasferimenti in zone più solide, e l'emigrazione, che fin dal primo dopoguerra gli ha inferto un duro colpo spopolandolo in gran parte.

Le case della piazza e la chiesa appartengono alla fase più recente (sette-ottocentesca) del vecchio abitato, prima del definitivo trasferimento nel centro nuovo. Ma di un "casale Russino", rifugio di pastori e contadini, si ha già notizia dall'XI secolo.

Come detto, la frana obbligò i roscignoli a spostarsi varie volte. Il primo nucleo abitato infatti si trovava molto più a valle, vicino ai fiumi Ripiti e Fasanella, le cui acque causavano lo smottamento del suolo. Un primo trasferimento degli abitanti verso nord si è verificato nel XVI secolo, un altro intorno al 1770, quando fu abbattuta la vecchia chiesa e costruita quella di S.Nicola, in località Piano, dove si trova ora. L'ultimo trasferimento è quello definitivo nel nuovo centro a 1 km di distanza. Furono due ordinanze del Genio Civile (1907 e 1908) a stabilire lo sgombero del paese e la costruzione di nuove case in un altro centro piú a monte, in terra sicura. Cominciò cosí un lento trasferimento degli abitanti, che non volevano lasciare il paese.
Ma un abbandono completo non c'è mai stato: il paese si ripopola ogni giorno per il passaggio dei contadini e degli animali verso i campi, la piazza è ancora un punto d'incontro e le case meglio conservate sono diventate depositi di attrezzi e stalle.


Tratto liberamente da: “La Campania paese per paese” - Bonechi – AA.VV.


 








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Pubblicato su: 2005-05-26 (1388 letture)

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