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Blitz della Finanza, tre arresti tra Agropoli, Castellabate e Torchiara
31/07/2012 13:25

Aziende intestate a prestanome per sottrarre beni e disponibilità finanziarie alle procedure di fallimento. L’operazione “Clean Coast” della Guardia di Finanza di Salerno ha portato all’arresto di tre persone ed ha interessato i territori di Agropoli, Castellabate e Torchiara. Tra le persone finite in carcere anche il nipote del boss della camorra Mario Fabbrocino , arrestato in Argentina nel '97.

In manette, dunque, Francesco Antonio Fabbrocino, 56 anni, già noto alle forze dell’ordine e due persone ritenute prestanome, con l'accusa di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

L'operazione - eseguita dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Salerno, diretta dal generale di brigata Salvatore De Benedetto, dai finanzieri dello Scico di Roma e dai colleghi della compagnia di Agropoli - ha portato al sequestro di appartamenti, terreni, aziende e quote societarie per un valore di 40 milioni di euro.

Il disegno criminoso prevedeva lo svuotamento di società per sottrarre i beni e le disponibilità finanziarie, schermando il tutto con nuove aziende intestate a prestanome.

Emerge chiaramente dagli esiti delle indagini, Fabbrocino ed il suo gruppo si sono resi protagonisti di reiterati, poliedrici e gravissimi reati di carattere fallimentare e societario, nonché di truffe per il conseguimento di pubbliche erogazioni, i cui proventi dovevano essere mascherati attraverso lo schermo di prestanome per sottrarli a possibili iniziative giudiziarie o risarcitorie. 

In particolare, sempre nell’ambito di indagini delegate dalla Procura salernitana in seno ad altri e distinti procedimenti penali nei confronti dei medesimi soggetti , le Fiamme Gialle hanno accertato: 

• finanziamenti pubblici (di cui alla “Legge Sabatini” ed alla Legge 23 dicembre 1996 n.662 - Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese) indebitamente percepiti da parte delle imprese coinvolte, pari ad Euro 3.234.810; 

• plurime distrazioni dal patrimonio di società successivamente dichiarate fallite per euro 1 milione circa. 

I flussi della ricchezza illecitamente conseguita, con spregiudicata perizia, sono stati polverizzati in mille rivoli, apparentemente indipendenti l’uno rispetto all’altro ma che in realtà andavano tutti a confluire nel patrimonio intestato ai prestanome ma facente capo allo stesso Fabbrocino Francescantonio. 

Le indagini, oltre a dimostrare la dipendenza dei prestanome in ogni scelta gestionale di straordinaria amministrazione ed il loro evidente assoggettamento alla volontà di Fabbrocino, hanno anche riguardato il loro tenore di vita e le loro possidenze, confrontandole con i redditi di cui potevano disporre. 

In tutti i casi, è stata evidenziata una straordinaria sproporzione tra quanto dichiarato ai fini reddituali e quanto invece annualmente speso per l’acquisto di beni di alto valore economico come appartamenti, quote societarie etc. 

I circostanziati elementi probatori hanno permesso di: 

 appurare il riciclaggio – attraverso le attività del gruppo imprenditoriale –di proventi scaturenti da reati fallimentari e dall’indebita percezione di finanziamenti di cui alla cd. “Legge Sabatini”, comparando gli elementi acquisiti nel corso dell’attività tecnico-investigativa con le evidenze scaturite dagli accertamenti bancari espletati; 

 ricostruire il patrimonio ed il reddito dell’imprenditore, del suo nucleo familiare e delle società riconducibili ai soggetti prestanome, accertando la fittizia intestazione di beni e attività economiche per un ingente valore; 

 scoprire le modalità di occultamento dei flussi economici che finanziano le attività imprenditoriali; In particolare, nel corso delle indagini, anche di natura tecnica, sono state esaminate le ingenti movimentazioni registrate su più di venti conti correnti ricostruendo i flussi finanziari transitati sui medesimi per l’importo di circa € 84.000.000,00. 

 applicare il sequestro per equivalente ex art.12 sexies della L.356/1992 e art. 648 quater cp. dell’intero patrimonio societario e personale degli indagati e dei rispettivi nuclei familiari.

In relazione a quanto sopra evidenziato, l’autorità giudiziaria ha, dunque, disposto: 
il sequestro delle quote sociali di nr. 10 società di capitali; 
il sequestro di nr. 10 complessi aziendali e del patrimonio personale degli indagati e dei rispettivi nuclei familiari, costituito – nello specifico – da: 
- 77 appartamenti; 
- 11 terreni; 
- 25 locali/opifici; 
- 24 autoveicoli/motoveicoli. 

Inoltre, è stato disposto il blocco di 57 polizze assicurative.

Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è pari a circa 40 milioni di euro. Infine, questo ufficio ha , altresì, disposto il sequestro preventivo, in via d’urgenza delle somme giacenti sui rapporti di natura finanziaria in essere presso venti istituti di credito, il cui ammontare è in corso di quantificazione.

Complessivamente le persone indagate sono 13 per i reati di cui agli artt. 110 c.p. art.12 quinquies della Legge 356/1992 (Trasferimento fraudolento di valori); art.648 bis c.p.(Riciclaggio); art. 23 (Consenso) e 167 (Trattamento illecito di dati) del D.L.vo 196/2003 in materia di protezione dei dati personali; art.379 c.p. (favoreggiamento). 



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TAGS: Cronaca, prestanome, sequestro, beni, patrimonio, fabbrocino, persone, societa, euro, indagini, aziende, attivita, valore, reati, quote, corso
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